Il santo del giorno

L’educazione dei figli è un compito che si divide equamente (più o meno) tra i genitori e nell’incastro delle competenze della (nostra) famiglia, l’educazione religiosa è un compito affidato alla madre.

Ciò fa si che l’ora di catechismo della domenica, opportunamente collocata prima dalla messa, si moltiplichi e diventino due ore di libertà nelle quale svolgere attività fisica quelle poche volte che il padre è costretto ad accompagnare i figli in assenza della madre. Bada bene, i compiti sono assegnati e non si possono fare invasioni di campo nella delicata istruzione dei pargoli.

Il prelato di riferimento non è tuttavia a conoscenza di queste suddivisioni di ruoli e ogni tanto riesce a bloccare l’ignaro padre con trabocchetti di vario genere tali per cui si può ritrovare in tutina aderente da bici all’incontro spirituale per genitori.

In occasione della festa di San Giorgio, patrono della parrocchia del suddetto prelato, erano stati lanciati inviti non troppo velati per partecipare in abbigliamento consono e qui la storia diventa autobiografica (il racconto continua in terza persona perché mi diverto di più)

Piccola parentesi: vita di San Giorgio

Come una buona sceneggiatura di Quentin Tarantino, facciamo un balzo avanti nel tempo: Chi è San Giorgio?

Giorni di riflessione e devozione dopo gli eventi e un giorno, durante un viaggio verso il lavoro, uno di quelli in cui ti pianti in coda tra Mendrisio e Campione d’Italia (versione Svizzera di San Vittore-Caianello), scortato da una collega (grazie Bea) ci accingiamo a leggere l’agiografia di San Giorgio:

San Giorgio era uno tosto, mica uno di quei santi minori: è un santo megalomartire (l’equivalente di un supereroe) celebrato da tutte le religioni cristiane e non.

E’ santo protettore di nazioni e città in mezzo mondo e protettore di alabardieri, arcieri, armaioli, piumaroli, cavalieri, scout e probabilmente di tutti gli ordini equipaggiati di arma bianca.

Figlio di Geronzio e soprattutto di Policromia (che si pronuncia Policrómia)

Battuto, sospeso, lacerato e gettato in carcere, dove ebbe una visione di Dio che gli predisse sei anni di tormenti, tre volte la morte e tre la resurrezione.

La tre morti di San Giorgio:

dall’autorevole fonte Wikipedia: (qui si vede la mano di Tarantino!!!)

Tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, Giorgio resuscitò, operando la conversione del magister militum Anatolio con tutti i suoi soldati, che vennero uccisi a fil di spada; entrò in un tempio pagano e con un soffio abbatté gli idoli di pietra; convertì l’imperatrice Alessandra, che venne martirizzata.

A richiesta del re Tranquillino, Giorgio risuscitò due persone morte da quattrocentosessant’anni (465 anni!!!), le battezzò e le fece sparire. L’imperatore Diocleziano lo condannò nuovamente a morte e il santo, prima di essere decapitato, implorò Dio che l’imperatore e i settantadue re fossero inceneriti; esaudita la sua preghiera, Giorgio si lasciò decapitare, promettendo protezione a chi avesse onorato le sue reliquie.

Della terza morte non è dato sapere

Ora, una volta chi amava fare burle di forte impatto sui dodicenni lavorava come editor di vite di santi, eroi, miti e profeti. Oggi probabilmente lavora in un azienda farmaceutica: Bena-gol per il mal di gola, Va-Lontan per il mal d’auto, Su-sta-non a base di testosterone (sono nomi veri…)

Ebbene, passino Geronzio (che probabilmente non era di primo pelo) e Policrómia (la prima protettrice del popolo arcobaleno), ma Tranquillino come ce lo spieghiamo? Probabilmente era amico di Geronzio che ormai, visto il passare degli anni, era rimasto solo e chiede resuscitare due amici suoi morti da 465 anni, peccato che fossero ormai polvere ed infatti sparirono subito. D’altronde poco prima erano stati spazzati via degli idoli di pietra con un semplice soffio. San Giorgio aveva il dono dell’ubiquità. è verosimile che gli eventi narrati si svolsero a Trieste in giornata di Bora.

San Giorgio ed il Drago

Non è finita: storia di sacrifici, re, draghi e principesse:

Si narra che in Libia ci fosse uno stagno in cui si facevano sacrifici al drago con delle pecore. Finite le pecore si passò ai giovani estratti a sorte. Tutto bene finché toccò alla figlia del re, che cercò di convincere la popolazione a fior di soldoni a fare uno scambio di figlioli, ma i sudditi non erano tanto contenti. Passa di li San Giorgio, che affrontò il drago, lo ferì e fece mettere alla principessa la propria cintura al collo del drago che la seguì docilmente ma la storia non ha un lieto fine perché alla fine San Giorgio uccise il drago comunque

Tutto ciò rappresenta la lotta tra il bene ed il male…. e San Giorgio rappresenta il bene

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Fine della parentesi: Il santo Patrono

L’agiografia del santo non era nota ai tempi dei fatti e questo rende il racconto più verosimile: ci si sarebbe comportati nello stesso modo conoscendo la vita di San Giorgio?

Torniamo indietro nel tempo alla celebrazione del Santo Patrono:

La madre non è disponibile (probabilmente al lavoro) e all’ignavo padre tocca partecipare alle celebrazioni liturgiche che consistono in una messa lunghissima accompagnata dall’intero repertorio del coro che si prepara per l’occasione per un anno intero.

I pargoli (lasciateli che vengano a me) sono in prima fila ed i genitori sparsi per l’edificio. Ovviamente tutti i posti a sedere sono occupati e si insinua un vago sospetto che questi siano assegnati per titolo nobiliare e tramandati di generazione in generazione per via dinastica.

Accomodatosi in ultima fila, il genitore non accompagnato, cerca un appoggio su un muro od una colonna con scarso successo.

L’atto di Eroismo

Dopo oltre un ora di celebrazione, dal reparto geriatrico delle ultime file un tenero nonnino ha un mancamento ed è assistito dalla di lui moglie in un crescendo di panico.

Parte l’atto di eroismo: “chiamo l’ambulanza?” e subito con un balzo entra in azione, si precipita fuori dalla chiesa ad effettuare la telefonata e soprattutto ad aspettare l’ambulanza (non sia mai che sbagli chiesa)

Assicuratosi che l’anziano fedele fosse nelle mani sicure della pubblica assistenza, rientra in chiesa per il gran finale della celebrazione, sinceramente dispiaciuto per averne perso almeno 15 minuti.

Fatevi scegliere dal vostro santo

Ringraziamenti e benedizioni finali e esibizioni delle ultime hit del coro.

La gente comincia ad uscire ma ecco che all’improvviso un alto funzionario, persona autorizzata ad avvicinarsi al pulpito, si appropinqua timidamente al microfono e srotola una pergamena manu-scritta dal Papa in persona:

Papa Francesco ringrazia tutti coloro che hanno partecipato alla celebrazione di San Giorgio e proclama l’INDULGENZA PLENARIA a tutti gli astanti.

Cioè, voglio dire, INDULGENZA PLENARIA, mica quella parziale….

Non è che uno si sceglie il santo e vi si dedica, è il Santo che sceglie noi….

L’atto di eroismo ha premiato!!!!

Devoto a San Giorgio

Da allora sono devoto a San Giorgio. Non è possibile scrivere questa frase in terza persona; la devozione è cosa strettamente personale e non declinabile, c’è scritto anche nel manuale di grammatica.

Io sono stato fortunato nel trovare San Giorgio.

San Giorgio è un super santo, che muore tre volte, usa la spada, uccide i draghi e rappresenta il bene contro il male.

Nel gioco delle carte dei santi, San Giorgio vale tantissimo, forse l’unico che lo batte è Sant’Eusebio come ci ricorda questa chicca di e con Nino Manfredi (a chi non ha visto il film, consiglio di dedicare due ore della propria vita a guardare “Per grazia ricevuta”).

Vi aspettiamo per giocare a Celo-Celo-Manca

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